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- Su un foglio bianco di carta di riso le tracce di un pennello espandono inchiostro nero.
Linee scure, morbide, sinuose, forti, energiche, aspre, sembrano disporsi casualmente nello spazio, in libertà...
Ad uno sguardo appena più attento subito appare evidente un ordine di composizione; emergono rapporti di pieni e vuoti, armonici o contraddittori; si percepisce un ritmo, un fluire dei gesti, una variabilità della forza e ancora qualcosa altro: ciò che i cinesi indicano con la parola SHENYUN e che tradotto letteralmente è “affascinare lo spirito”.
Siamo di fronte ad un'opera di SHO, ad una calligrafia... -

Queste sono le parole del Maestro Norio Nagayama, tratte dal suo libro “SHODŌ – La via della scrittura” (Ed. Stampa alternativa) e mi sembrano il miglior inizio per parlare del corso di SHODŌ (calligrafia giapponese), partito sabato scorso su iniziativa della nostra Associazione.

Sei gli allievi, interessati e motivati che, sotto l'attenta guida della maestra Beatrice Testini, si sono cimentati nell'apprendimento pratico di questa antica Arte, perché proprio di Arte, con la A maiuscola, si tratta.

Due parole sulla maestra: Beatrice Testini, toscana, ma trapiantata a Padova, studia lo SHODŌ (la “via” della calligrafia) dal 2002 sotto la guida del maestro Norio Nagayama ed ha raggiunto il grado di 3° dan. E' una delle cinque persone in tutta Europa ad aver ricevuto l'abilitazione per insegnare lo SHODŌ alle scuole elementari giapponesi (...e scusate se è poco!). Inoltre... ha studiato per vent'anni danza classica, è “architetto di giardini”, insegna l'Aikido, pratica il Tai-chi-chuan.
La maestra ha accettato volentieri l'invito a condividere con noi la sua esperienza nello SHODŌ e da sabato scorso e fino a giugno cercherà di portare i suoi nuovi allievi a dare l'esame di 5° kyu (il primo, nella progressione tecnica) che verrà riconosciuto dalla Japan Educational Calligraphy Federation di Tokyō. L'esame consisterà nella produzione di quattro ideogrammi esaminati poi in Giappone da un'apposita Commissione Federale, e se l'esito sarà positivo, sarà il primo passo di una “via” che... non potrà mai finire.

Doveroso presentare anche Nagayama sensei: il maestro Norio Nagayama (nome d'arte: Shimia 永山典男 駟宮) è nato nel 1956 a Ibaraki, nella prefettura di Osaka, e si è laureato in Economia e Commercio presso l'università Daitobunka di Tokyō. Ha iniziato a praticare lo SHODŌ nell'infanzia, presso la scuola Shōshokai. E' membro della  Japan Educational Calligraphy Federation di Tokyō ed ha raggiunto il grado di 8° dan. Ormai da molti anni vive in Sicilia, a Enna, dove insegna lo SHODŌ e si dedica alla sua attività di Artista. Speriamo (e contiamo) di averlo presto ospite nella nostra città.

Finito il “biglietto da visita” dello staff tecnico, passiamo a commentare la prima lezione del nostro corso.

C'era già stato in realtà, un primo approccio alla calligrafia lo scorso dicembre, con la maestra Beatrice che, visto il grande entusiasmo dei partecipanti, aveva dato l'input al varo del corso vero e proprio. L'Associazione si è prontamente attivata e... eccoci qui, con carta inchiostro e pennello a tracciare i primi “segni” sulla carta.

Visti i costi non proprio economici della carta di riso e dell'inchiostro originale, si inizia con semplice carta comune e inchiostro sintetico, ma per ora è più che sufficiente visto l'enorme quantità di fogli sui quali le nostre mani tremolanti cercano di riprodurre le proposte grafiche della maestra, che pazientemente ci assiste e ci accompagna nei nostri primi incerti passi in questa straordinaria disciplina.

Pagine su pagine di semplici linee orizzontali ci vedono studiare l'entrata e l'uscita del pennello sul foglio. Seguono poi le righe verticali cercando di dosare i gesti e calibrare l'intensità del tratto, la direzione, ancora troppo “sbilenca”, della linea, la corretta posizione della punta del pennello... Sembrerà strano, ma la fatica si fa sentire e la concentrazione è quasi sempre massimale.

Si passa quindi ai primi semplici kanji, anche se la parola “semplice” è quasi un eufemismo.
Dalle linee orizzontali di “san” (tre) a quelle verticali di “kawa” (fiume) per poi andare alle diagonali più o meno arcuate e più o meno lunghe di “hito” (persona) e “dai” (grande), e infine ai caratteri più complessi, intreccio di linee di tutti i tipi, di “nen” (anno), “shu” (padrone) e “ritsu” (stare in piedi).

Una breve pausa per il pranzo (che buona l'insalata russa e le frittole alla crema!) e poi si ricomincia: righe e pagine, pagine e righe... correzioni e ripetizioni, ripetizioni e correzioni... Questo è il sistema di insegnamento giapponese: si imita il maestro fino a raggiungere la copia perfetta (ma ce ne vuole di tempo, carta e inchiostro), poi... la mente si illumina e la coscienza e conoscenza si attivano da sole... quasi un miracolo per noi occidentali, una cosa normale per gli orientali. Un processo che può durare anche molto a lungo: mesi, anni, vite.

Ma eccoci giunti al termine della lezione, pronti ad esprimere sulla carta, questa volta proprio quella originale, di riso, ciò che il corpo (si badi bene: il corpo, non la mente!) ha appreso in quattro ore di pratica.
La maestra ci consegna tre fogli sui quali imprimere, di getto, l'ultimo kanji studiato. Pronti... vuotare la mente... via!

Le foto sotto vi mostrano i risultati. Dalla scrittura si può capire molto della personalità del calligrafo. Quasi fosse uno specchio dell'anima!

Riusciamo a intuire quanto c'è dietro allo SHODŌ, oltre alla tecnica, oltre all'Arte, oltre al gesto, oltre allo studio. Difficile da capire subito in pieno, impossibile da far capire se non con la pratica personale (attenzione: ho detto “pratica”, non “studio”).

Siamo riusciti a interessarvi, cari lettori, amici, simpatizzanti? Il prossimo appuntamento è fra un mese, sabato 8 marzo... c'è ancora posto per chi volesse percorrere con noi questo sentiero appena tracciato, fatto di fatica e concentrazione, ripetizioni e intuizioni, linee e spazi vuoti. Un sentiero nel quale di certo c'è solo l'inizio. E la fine... ma ci sarà poi una fine?

Voglio concludere questo breve scritto citando il grande maestro Nakabayashi Gochiku (1827-1913) che cerca di dare un'indicazione molto precisa ai neofiti dello SHODŌ, parlando del “modo” con il quale “riempire” il foglio: - Colui che scrive con la mano, è inferiore. Colui che scrive con il braccio, è superiore. Ma non si può confrontare con colui che scrive con il cuore. -

GAMBATTE!

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